Il Museo


Terralba nel 1500 - 1600

Sul finire del sec. XV si pose per Ferdinando il Cattolico anche il problema della crescente pressione dei pirati barbareschi dell´Africa settentrionale e dei Turchi, loro potenti alleati, che battevano in continuazione le rotte centro-occidentali mediterranee ed attaccavano i centri costieri della Sardegna, della Sicilia e della Campania.
I consiglieri militari del so­vrano ritennero che l´unica misura da adottare fosse quella dell´occupazione mi­litare delle basi nemiche, e fu lo stesso Pontefice Alessandro VI ad attribuire pubblicamente all´impresa il carattere della santa crociata a tutela degli interessi cristiani.

Sia Ferdinando e sia il suo successore Carlo V, convinti anch´essi della bontà di quei progetti, compirono diverse operazioni contro le più importanti località barbaresche, senza peraltro raggiungere i risultati sperati; talvolta, anzi, quelle spedizioni si trasfor­marono in sanguinosi disastri. Filippo II, succeduto al padre Carlo V sul trono di Spagna nel 1566, ritenne invece non probabile la linea esclusivamente offensiva ed optò per soluzioni che non escludessero neppure la realizzazione di efficaci apprestamenti difensivi.

Dalla seconda metà del ´500, quindi, incominciarono a sorgere anche in Sardegna quelle torri che ancora oggi costituiscono un suggestivo elemento caratte­rizzante dei litorali isolani. Prima sen­za un preciso coordinamento, poi secondo un organico piano di difesa, le torri furono via via edificate, armate e presidiate sia a spese della comunità sia per l´intervento diretto dell´am­ministrazione regia che, tra il 1582 e il 1587, provvide anche ad emanare speciali norme per unificare in tutto il regno i criteri di costruzione, le disposizioni difensive e i carichi fiscali da attribuire per il loro mantenimento in servizio.

 

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