La Pinacoteca


L´immaginetta

Fino a qualche decina di anni fa, di questo piccolo pezzo di carta non si sono date tante definizioni; infatti, o si è taciuto o lo si è considerato quasi insignificante. Il primo a parlare di santino è il Malagotti nelle “Lettere” (1736): “Non mi dimentico de´ santini che vi ho promessi”. Un altro autore, il Forteguem nel Ricciaredetto (1738), ne parla in forma scherzosa: “In questo ben sapea ch´era tantino,/ E ´1 numero dicea delle peccata,/ Onde il maestro davanti il santino”.

Il Tommaseo (1879) nel suo dizionario propone questa definizione: Santino. immaginetta di Santo, stampata in legno o in rame, o sovente miniata.
Del termine santino parla anche il Vocabolario della Crusca, nella ristampa dedicata a V.Monti, basata sulla IV edizione (1729-´38) e qualche altro autore documentano queste citazioni che il termine era già in voga nella prima metà del settecento. L´immaginetta, come d´altronde l´immagine in se stessa, è stata definita da molti “quasi presenza dell´invisibile”, definizione che nel nostro tempo tecnicizzato e superscientifico potrà far storcere il naso a qualcuno.

Tuttavia possiamo definire l´immaginetta come un semplicissimo, a volte umile, ma efficace, mezzo di informazione e di devozione popolare. Il santino ha carattere popolare, non perché prodotto dal popolo, ma perché destinato al popolo come catechesi: un modo semplice per far conoscere le verità della fede. Penso sia questa la definizione migliore che se ne possa dare.
Essa riveste un carattere socio-culturale-sacrale con un contenuto altamente simbolico-spirituale e perciò trascendentale. L´immaginetta ci vuole presentare uno o più personaggi, un avvenimento particolare, un fatto storico ecclesiale, un simbolo di fede, una realtà dogmatica, un giubileo.

 

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